Prendete e mangiatene tutti…

10 nov
2009


Mi ricollego al post precedente per parlare del significato che ha per me una cena.
Sopratutto a casa mia.

Quando invito qualcuno a cenare a casa vado in assetto “preparazione” giorni prima. Gino sa anche che lo tormento volentieri con domande su quello che indendo preparare per offrirlo ai nostri ospiti.

Qualche giorno prima quindi stilo la lista degli ingredienti necessari per  le mie “magie”…
E poi curiamo anche la tavola abbinando i piatti, i decori, la tovaglia e i tovaglioli…
E’ il mio modo per prepararmi all’evento pregustandomi profumi sensazioni immagini suoni….

Il clima che si crea durante una cena per me è di fondamentale importanza, quasi più del gradimento del cibo.
E’ un momento magico come accennavo prima e puo’ segnare il punto di partenza per l’inizio di nuovi rapporti o per colorare nuovamente rapporti già saldi.

Non per niente per mantenere le distanze con una persona si dice “Non abbiamo mica mangiato insieme !”.
L’intimità che si crea infatti seduti a tavola è impareggiabile e ricalca antichi sacri riti (di cui oggi ancora noi ripetiamo i gesti).
E considero come tradimento se qualcuno che ha mangiato a casa mia si allontana da me senza motivazione o mi ferisce con colpi bassi.

Perchè gli ho aperto la casa, il cuore, ho cucinato per lui…

Ricordo invece con vivo piacere delle cene in cui si è parlato, si è sorriso…si è riso rumorosamente (con buona pace dei vicini).
Magari stretti nel tavolo allungabile, oppure comodi con una tovaglia nuova, o tanti e non tutti conosciuti davanti a un tiramisù su richiesta…

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